Il Monte San Primo, con i suoi 1.682 metri di quota, è il più alto del Triangolo Lariano e dalla sua posizione centrale offrè uno sguardo su tutti e tre i rami del Lario ed al contempo sulla Pianura Padana: è la storica tappa finale del viaggio delle Flaghéé ed è un punto panoramico con pochi eguali.
Sulle sue pendici, alla Menaresta, nasce il Lambro ma salvo questo fiume la montagna è piuttosto arida e priva di acqua, probabilmente anche a causa del significativo fenomeno carsico che caratterizza il sottosuolo della zona.
Gli speleologi infatti stanno ancora esplorando due ampi gruppi di cunicoli sotterranei che, se fosse vericata l’esistenza di un collegamento tra i dui, ne farebbe il più grande sistema di grotte d’Europa.
Se il mondo sotterranno è tra i più complessi della zona in superficie la montagna si presenta verde con ampissimi prati scoscesi ed uniformi.Per la pendenza dei suoi declivi e l’assenza di rocce o altre pericoli fin dal passato il San Primo offriva, su più versanti, la possibilità praticare lo sci. Oggigiorno non ci sono più impianti di risalita attivi e la montagna durante l’inverno è meta quasi esclusiva di sci-alpinisti e ciaspoliti.
La cima del San Primo è facilmente raggiungibile da più punti anche se il più consueto è dalla colma di Sormano, località dove si trova anche uno dei più importanti osservatori astronomici del territorio lariano.
Dal versante Sud si parte dalla Colma di Sormano, 1.125 m, e nella primo tratto la la strada sale dolcemente tra i boschi passando dalla Colma del Cippiei (1.185 m) e proseguendo fino alla Colma del Bosco.
La salita prosegue poi tra i pratoni. Dall’Alpe Spessola (1.237 m) la strada sale più decisamente con qualche tornante fino a giungere alla sella che sovrasta un alpeggio, la Bocchetta di Terra Biotta a circa 1.450 m.
Si può preseguire quindi lungo la cresta o lungo il fianco sud della montagna. Sulla prima piccola cima, il monte Ponciv (1.453 m) si trova ancora l’arrivo del vecchio skilift mentre sulla cima del San Primo (1.682 m) troviamo la croce ed una piccola casupola per l’osservazione metereologia e le telecomunicazioni.
Da questo versante la salita è un lunga camminata su una comoda mulattiera che non “strappa” se non leggermente negli ultimi cento metri. E’ una gita accessibile ad escursionisti di qualsiasi preparazione.
Dal versante Nord invece si parte dalla località Pian Rancio risalendo da Civenna. Quando la strada che risale il fianco della montagna si ferma davanti ad una sbarra si incomincia la salita verso il Rifugio Martina (1.231m) e da qui con la “direttissima” si punta la cima. In alternativa è possibile seguire un sentiero meno ripido e puntare prima alla sella e poi alla cima riducendo la pendenza e la fatica della salita.